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Acquedotto romano di Olbia: le arcate che fanno immaginare la città antica

L’acquedotto romano di Olbia portava acqua dalle sorgenti di Cabu Abbas alle terme della città antica. A Sa Rughittula si vedono due arcate e una piscina limaria; resti diversi compaiono anche in via Nanni e via Canova. Conoscere queste tappe evita di confondere frammenti urbani e tratto monumentale.

Redazione Sardegna Houses · Informazioni verificate il

Un’opera per portare l’acqua

L’acquedotto fu costruito fra il II e il III secolo d.C. e convogliava l’acqua dalle sorgenti di Cabu Abbas alle terme di Olbia lungo un tracciato di 3,5 chilometri. Non era quindi soltanto un arco scenografico: il sistema collegava una sorgente alle strutture pubbliche della città romana. Questa funzione aiuta a leggere il monumento come parte dell’infrastruttura urbana.

La pagina comunale definisce l’acquedotto il meglio conservato della Sardegna romana, formulazione che attribuisce alla fonte. Il tracciato attraversava un paesaggio poi trasformato: i resti visibili sono segmenti del sistema, non un percorso continuo percorribile per tutti i 3,5 chilometri. Organizza la visita attorno a un sito specifico e non aspettarti una camminata lineare lungo l’intero acquedotto.

Il tratto di Sa Rughittula

In località Sa Rughittula, in via Mincio, la scheda descrive un segmento lungo oltre cento metri con due arcate complete e una piscina limaria. Quest’ultima è un bacino di decantazione che aiutava a trattenere le impurità prima che l’acqua proseguisse. Le arcate mostrano la struttura sopraelevata; la vasca racconta una parte meno appariscente ma essenziale del funzionamento.

Di fronte la pagina segnala una cisterna in opera cementizia, forse collegata alle necessità di una villa o di un latifondo. Il “forse” va conservato: la destinazione non è accertata dalla descrizione. Se osservi l’insieme, distingui il canale sopraelevato, il bacino di decantazione e la cisterna, senza attribuire loro una funzione certa oltre quella documentata.

Altri resti in città

Il sistema non coincide soltanto con le arcate di Sa Rughittula. Il Comune segnala altri resti in via Nanni e via Canova; in via Nanni una porzione dell’acquedotto attraversa un isolato abitato e artigianale di età punica. Gli scavi documentano qui nove basamenti di pilastri che in epoca romana sostenevano archi e canale.

Questi frammenti sono punti distinti, inseriti nella città moderna: non presumere che fra loro esista un sentiero archeologico attrezzato o un collegamento pedonale continuo. Scegli una sola tappa per volta, consulta le indicazioni comunali e lascia liberi accessi a case e attività. Il contesto di via Nanni mostra proprio come l’infrastruttura romana si innestasse su un quartiere precedente.

Come raggiungere Sa Rughittula

Per il tratto principale, Hello Olbia indica via Mincio: dalla rotatoria di via dei Lidi si prende la terza uscita, si svolta a sinistra e si percorre la strada asfaltata per circa un chilometro fino al parcheggio dell’area. Prima di partire verifica che indicazioni e accessi non siano cambiati e segui la segnaletica sul posto.

La scheda comunale riporta accesso gratuito in ogni ora del giorno e pannelli didattici, ma condizioni locali o interventi possono cambiare la visita. Non salire sulle strutture e non oltrepassare eventuali barriere: osserva le arcate dai punti accessibili. Se vuoi aggiungere via Nanni o via Canova, pianifica le tappe separatamente invece di trattarle come un unico percorso continuo.

Domande frequenti

Che cosa trasportava l’acquedotto romano di Olbia?

Portava acqua dalle sorgenti di Cabu Abbas alle terme della città antica. La scheda comunale descrive un percorso di circa 3,5 chilometri, costruito fra II e III secolo d.C.

Che cosa si vede a Sa Rughittula?

La pagina comunale descrive oltre cento metri di acquedotto, due arcate complete e una piscina limaria in via Mincio. Segnala anche una cisterna di fronte, la cui destinazione resta ipotetica.

Fonti e informazioni utili

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